Lettera al Prefetto sulla situazione al Pigneto

Roma 29 Marzo 2016

Alla c/a del Prefetto, Franco Gabrielli

Le scrivo a nome di molti cittadini che abitano al quartiere Pigneto. Sono un regista e qualche anno fa ho realizzato un film documentario, prodotto dal municipio “La luna che vorrei” uscito al cinema Aquila, proprio sul quartiere, Pigneto, Casilino, Prenestino. Amo e vivo nel quartiere. Da molti anni, come lei sa, va avanti una situazione di degrado, a causa dello spaccio di droghe di tutti i tipi, lungo via del Pigneto zona pedonale e le vie limitrofe, via Pesaro, via Macerata, via Ascoli Piceno e via l’Aquila. I negozianti e gli abitanti del Pigneto, tutti, non ne possono più. Scene di violenza quotidiana, risse, urla, lanci di bottiglie, minacce agli abitanti o negozianti, sono all’ordine del giorno, ma che dico del minuto, a tutte le ore del giorno e della notte. Bivacchi notturni, a via Pesaro, davanti ad una gelateria (quando e chiusa) fino alle 5 del mattino. Schiamazzi notturni, spaccio, via vai di tossici che si uniscono alla premiata orchestra di spacciatori, impediscono di riposare serenamente a lavoratori e bambini, che si svegliano alle 7 del mattino, per i diversi obblighi di lavoro o di scuola. Come se non bastasse queste vie sono diventate latrine, dove questi signori, pisciano, vomitano e cacano allegramente, completamente indisturbati e padroni assoluti del territorio. In questi anni sono state scritte molte altre lettere con più di 500 firme raccolte, e ci sono decine di esposti, che non hanno portato a nulla. Tutti i cittadini sono scoraggiati , e pensano che non ci sia stata fino ad oggi la volontà di risolvere veramente il problema, (possibile che 50 persone tengano in scacco polizia e carabinieri?) e che il Pigneto sia una zona tollerata, per restringere il problema in un punto preciso e non averlo in altri quartieri. (mentre le sto scrivendo una rissa si sta svolgendo al centro di via del Pigneto, angolo con via Pesaro. Le urla accompagnano i passanti, mamme, bambini, anziani, adulti di ogni età, ormai abituati ad un occupazione totale del territorio, da parte degli spacciatori, di tipo militare) Il primo impulso sarebbe quello di interrompere temporaneamente la scrittura di questa lettera per chiamare le forze dell’ordine. Poi mi viene subito alla mente l’ultima volta che ho composto il 113, cioè, 5 ore fa, questa mattina, con esiti nulli. Moltissimi negozianti vogliono abbandonare l’attività, e i residenti trasferirsi in altri quartieri più a misura d’uomo, alcuni ripeto sono stati minacciati “ tu lavori se lo vogliamo noi, altrimenti non lavori, questa e zona nostra” questo e quello che si e sentito dire un negoziante della zona. Purtroppo le modalità per ridare una possibilità di vita degna a questo quartiere (di una Roma capitale della nostra nazione) non sono state efficaci. Le forze dell’ordine spesso arrivano quando le risse sono ormai sedate e raramente trovano la droga in “tasca” dei fermati. Anche le ricerche della droga nascosta, sotto le mattonelle, nelle fessure dei muri, nelle piante , ( che spesso sradicano come e successo ad un ristoratore della zona) nelle macchine, nei motorini, nei secchi della spazzatura ecc… spesso falliscono. La droga è nascosta molto bene e senza una ricerca specializzata, raramente si porta a casa un risultato positivo. Le azioni coordinate dal commissariato di porta Maggiore portano risultati di facciata, spesso gli spacciatori ( una colonia di circa 50 persone di colore che ruotano in quelle vie), non vengono ne perquisiti, ne si controllano i documenti (mentre a noi cittadini che ci lamentiamo e tentiamo di collaborare vengono sempre controllate le generalità). Tutti i cittadini si sentono scoraggiati e non fanno più ne denunce, ne esposti, e neanche chiedono l’intervento, della polizia, salvo casi eccezionali (cioè 3, o 4 volte al giorno), perché non ce fiducia nei “metodi” di chi interviene, escluso qualche sporadico caso. Forse si dovrebbe cercare di controllare continuamente con uomini specializzati anche i compratori, che sarebbero fortemente scoraggiati a frequentare la zona, e con altri metodi e atteggiamenti, pur rimanendo nella legalità e nel rispetto degli individui, tutti, le cose cambierebbero. La “realtà Pigneto” dove è in atto, lo ripeto una occupazione del territorio da parte degli spacciatori, di tipo militare, con vedette ronde continue, e comunicazioni via telefono non può essere affidata ad un commissariato di zona come se fosse un problema di ordinaria amministrazione. Per queste ragioni chiediamo un incontro, urgentissimo con il prefetto per cercare, collaborando tutti insieme, forze dell’ordine e cittadini, di risolvere il problema prima che sia troppo tardi, e ridare luce a questo bellissimo quartiere di Roma. Siamo tutti decisi e fermi nella volontà di trovare una soluzione, e per questo siamo disposti, se fosse necessario, scrivere, al presidente della repubblica, all’ONU, alla NATO, all’FBI, ai servizi segreti, o direttamente a 007 o a Tex Willer

Rimaniamo in attesa di un riscontro

Sinceramente

Francesco Barnabei
 
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